mercoledì 21 luglio 2010
COMUNE, CADUTA L'AMMINISTRAZIONE SCITTARELLI
Manca il numero legale per l'approvazione del bilancio. Dopo nove anni il sindaco di centrodestra lascia Piazza De Gasperi dove ora si attende il commissario.
L’era Scittarelli è finita. Alle 20.45 di martedì 20 luglio 2010 il Comune di Cassino ha preso atto della mancanza di una maggioranza. Cala così il sipario su nove anni di governo cittadino del sindaco di centrodestra. Succeduto al forzista Tullio Di Zazzo (sindaco dal 1997 alla sfiducia del 2000), Scittarelli è stato eletto per la prima volta nel 2001, direttamente al primo turno, contro l’allora candidato di centrosinistra Angelo Picano. La riconferma alla guida di Piazza De Gasperi è arrivata nel 2006. Anche in quell’occasione, seppur per una manciata di voti, riuscì ad imporsi al primo turno, approfittando della spaccatura del centrosinistra che si era diviso tra Attilio Perna (a sorpresa secondo con 5 liste e in grado di sfiorare il ballottaggio) e Tullio Di Zazzo (deludente terzo: all’ex sindaco di Forza Italia non bastarono 7 liste per far dimenticare agli elettori il suo passaggio dal partito di Berlusconi alla Margherita). Scittarelli, ex democristiano (ai tempi dello scudocrociato fu anche sindaco di Cassino per una trentina di giorni), passando attraverso il Ppi e il Cdu, si era accasato nell’Udc. Con Anna Teresa Formisano e Mario Abbruzzese ha formato la solida “triade” che ha guidato le sorti politiche della città fino allo scorso anno. Ma il passaggio del sindaco con la PdL ha fatto incrinare i rapporti con la Formisano. L’uscita dell’Udc dalla compagine di Governo ha assottigliato una maggioranza già alle prese con continui travagli interni. Il continuo rimescolamento dei consiglieri che passavano da un gruppo all’altro non hanno favorito la stabilità dell’amministrazione che peraltro, ad ogni passaggio cruciale riusciva sempre a rimanere in piedi. La svolta arriva con le Regionali 2010. Scittarelli, a cui erano state prospettate la candidatura a Presidente della Provincia di Frosinone o quella alla Regione Lazio in cambio del suo passaggio nella Pdl spera nella seconda (la prima era già sfumata). Ma i giochi delle correnti romane che governano il PdL gli sbarrano la strada. Il posto in lista viene offerto a Mario Abbruzzese. La candidatura alla Pisana si trasforma in “mela della discordia”. Abbruzzese accetta; Scittarelli non lo sostiene. L’antico sodalizio tra i due salta. Abbruzzese viene eletto alla Regione e i consiglieri comunali che fanno riferimento a lui a Cassino cominciano un logorante braccio di ferro con il sindaco. L’approvazione del bilancio si trasforma nel terreno per la resa dei conti. Lunedì in aula ci sono solo 15 dei 16 consiglieri necessari a garantire il numero legale. Scittarelli rimanda tutti al giorno seguente. In 24 ore cerca quel consigliere che gli manca per continuare la sua avventura alla guida del Comune. Ma quel sedicesimo non lo troverà. Nella conferenza d’addio punta il dito su Abbruzze accusato di "non aver alzato un dito per risolvere la crisi". Dure parole anche nei confronti del PdL: “Il partito – ha detto Scittarelli - mi è stato lontano".
